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La Posta di Ilaria

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05 settembre 2009

Mwiriwe ancora una volta!

Vi scrivo dall'areoporto di Kigali, dopo "aver imbarcato" Giulia sul suo volo per rientrare mu Burayi (cioé "in Europa"). Credo che con oggi si chiuda il mio impegno in Rwanda per TKonlus, per lasciare spazio in modo esclusivo alle mie ricerche per il dottorato.

Come potrete vedere fra qualche giorno sul sito, l'équipe italiana e rwandese hanno lavorato insieme per darsi un certo ordine e una certa struttra operativa più chiara e definita, specialmente rispetto alla Congregazione di Suore con cui lavoriamo, le Incuti z'Abakene.

In allegato invio qualche foto del centro iramiro in occasione della visita con Giulia e la mamma, sperando che vi faccia piacere.
Un abbraccio a tutti,
Ilaria
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11 agosto 2009

Mwiriwe! Amakuru ki? Di ritorno da Goma (Congo), potremmo anche lanciarci nel kiswahili e salutarvi con "Jambo"!

Rieccoci a Kigali dopo un breve soggiorno al di là del confine, a Goma appunto, dove insieme a Giulia (altra volontaria di TK) e a un piccolo gruppo di italiani, abbiamo visitato il centro di Ngangi del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, di cui Don Nando, zio di Giulia, è uno dei fondatori). Il centro è una struttura enorme che si occupa in generale di ragazzi/e e bambini/e con diverse problematiche: dai ragazzi di strada ai bambini soldato, dai neonati abbandonati alle ragazze vittime di violenza. Per chi non ne fosse al corrente, Goma è la città principale della regione congolese del Nord Kivu, lacerata da diversi anni da un conflitto terribile fra diversi gruppi di guerriglia (i cosiddetti "Mai-mai", tra i quali vanno riconosciute anche le milizie guidate da Laurent Nkunda) e eserciti regolari (Congo, Rwanda). A gennaio la situazione si era fatta critica e le truppe di Nkunda erano arrivate a pochi km dal centro. La situazione ora sembra essere più tranquilla, anche se di sera ci è capitato di udire grida e spari non lontano. L'atmosfera di Goma è decisamente opprimente: oltre ad essere circondata da un conflitto poco definibile per il controllo su grosse quantità di minerali preziosi, sorge anche alle pendici di un vulcano attivo, il Nyiragongo, ed è costruita sugli strati di lava di svariate eruzioni (l'ultima nel 2002, poco distante da Ngangi). La città è completamente nera (per via della lava) e l'atmosfera è grigiastra e fuligginosa.
Il centro sembra un'isola di salvezza. Pensate che a gennaio, quando erano ripresi gli scontri, a Ngangi sono stati accolti centinaia di profughi e curati almeno 1500 casi di colera, attraverso il lavoro del personale locale e dei volontari VIS (tra cui Monica che è là da ben 7 anni). Goma è talmente cruciale che in questi giorni si sono svolti incontri tra Kabila (presidente della Repubblica Democratica del Congo) e Kagame (presidente del Rwanda), nonchè una visita nientemeno che di Hillary Clinton.

Lo scopo del nostro piccolo soggiorno "estero" era quello di conoscere una realtà diversa di intervento da parte di una ONG molto grossa, che collabora con Medici Senza Frontiere, Unicef, Cooperazione Spagnola, Preti Salesiani etc etc.., in un contesto di emergenza e guerra. Un contesto molto diverso dal Rwanda attuale (per fortuna), ma molto vicino (a 3 ore da Kigali, appena al di là del confine con Gisenyi).

Da domani riprendiamo il lavoro in Rwanda. Ci aspettano ancora un paio di riunioni organizzative con le suore Incuti z'Abakene (la prima si è svolta settimana scorsa), con l'obiettivo di dare a TK una struttura e un'articolazione ben definita.

Vi salutiamo tutti, un abbraccio
Ilaria e Riccarda

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1 agosto 2009

Ciao a tutti, come state?
Eccomi di nuovo in linea, questa volta con la mamma al fianco, per raccontarvi le novità di queste due settimane. Ho terminato il corso di kinyarwanda e cominciato le ricerche di tesi, con un po' di difficoltà visti i tempi biblici del Ministero delle Pari Opportunità qui in Rwanda (attese di ore, documenti promessi non ancora consegnati e così via).

Con l'arrivo della mamma sabato scorso, sono riprese appieno le attività dell'associazione. Abbiamo partecipato alla cresima di una delle nostre ragazze, Aline, di cui vi avevo già parlato in precedenza, e poi siamo partite per Ruhengeri, nel nord del Rwanda (famosa per il parco del Virunga, dove ci sono i gorilla di montagna, quelli di Dian Fossey). Lo scopo della permanenza a Ruhengeri, però, non erano i trekking su per le montagne (la mamma ha già difficoltà a camminare, per non parlare poi dei prezzi
proibitivi), ma la visita alle attività del Granello di Senape, una Onlus italiana che lavora da anni in Rwanda insieme alla Caritas tedesca su alcuni progetti di scolarizzazione, sostegno a ragazzi di strada e gruppi di orfani con adolescenti capofamiglia. Il volontario italiano, Alberto, ci ha portato in giro a vedere le attività del centro dei ragazzi di strada (Abaterambere), i corsi di formazione (cucito, falegnameria...) e le attività di animazione per i ragazzi. Il tutto ci è stato utile anche per quanto riguarda informazioni relative alla gestione e organizzazione dei sostegni scolastici a distanza e del progetto di formazione. Se siete interessati a conoscere meglio il Granello, sul nostro sito in basso a destra c'e' il link al sito del GDS.

Abbiamo anche cominciato gli acquisti per il mercatino di Natale: prodotti di cooperative locali (artigianato in legno e banano),
stoffe, collane e bigliettini fabbricati a mano dai ragazzi del progetto GDS. Domani ci aspetta un primo incontro informale con le suore Incuti z'Abakene, cui seguiranno riunioni decisionali riguardo la nostra azione in Rwanda. Sulla strada di ritorno da Ruhengeri, abbiamo anche fatto una breve visita a un'altra delle nostre ragazze, Uwaysenga Francoise (adozione di Uranio Cavalli).

Per il momento è tutto, vi mandiamo tanti saluti dal fresco Rwanda (mentre voi siete lì a scoppiare dal caldo, pepepepe!)
Un abbraccio a tutti,

Ilaria e Riccarda

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10 luglio 2009

Mwiriwe!
Amakuru ki? Nvuye mu ishuri. Niize ibintu binshi y'ibonezamvugo y'ikinyarwanda. (Trad: Ciao a tutti, come state? Arrivo da scuola. Ho imparato molte cose di grammatica kinyarwanda). Vedete, comincio a fare progressi, ma quanto è difficile!!!

Voi come state? Mi ha fatto piacere ricevere qualche e-mail di saluto e incoraggiamento! Un saluto particolare alla Prof. Simonetta, la ziona Betta, Giulia (che ben presto mi raggiungerà), Maria Fiore, Giada, Arch. Beltarre, zia Marci, Annina, zia Barsu e tutti coloro che mi hanno scritto qualche riga. Io sto bene; mi sento in forma e sono anche dimagrita (perdonatemi questo vezzo, ma ero veramente una botte prima di partire!). Le lezioni di kinyarwanda procedono così come il lavoro dell'associazione. Le ricerche, invece, sono ancora in fase di stallo, ma comincio ufficialmente lunedì con una visita al Ministero delle Pari Opportunità, per chiedere i permessi vari per accedere alle istituzioni che si occupano di genere-politica, genere-sviluppo.

Per quanto riguarda l'associazione, in questi giorni io e Jerome ci siamo impegnati a risolvere il problema di Aline Beninka, una delle ragazze del progetto "Istruire è ricostruire". Forse oggi pomeriggio riusciremo a risolvere la sua situazione, dopo diversi tentativi di negoziazione abbastanza sfiancanti.

La ragazza, che frequenta il primo anno di formazione pratica presso un istituto secondario, è un'orfana completa. Non ha i genitori e per diversi anni ha vissuto a Kigali, presso una famiglia adottiva, che aveva già cercato di far prostituire la ragazza. Aline si era poi spostata nell'est del Paese, a Kibungo, come domestica di una ragazza più grande di lei, per badare al figlio piccolo. La madre del neonato, anche lei orfana ospite presso una famiglia adottiva, ha cercato di allontanarla da casa una volta partorito il bambino (avuto con uno dei figli di questa famiglia). Il neonato, invece, era rimasto presso la stessa famiglia adottiva. Aline (15 anni di età), doveva quindi badare a un neonato illegalmente sottratto alla madre e, come se non bastasse, è incappata anche in una seconda esperienza di prostituzione. Jerome l'ha trovata e ha deciso di occuparsi in particolare del suo caso, non solo perché orribile, ma anche perché corrispondeva al tipo di ragazzi che abbiamo deciso di sostenere come prioritari nel progetto. Dopo un intervento della polizia e dei militari (e l'arresto dei responsabili dello sfruttamento della ragazza e della sottrazione illegale di minore), Jerome ha trovato per lei un posto a Mpanda, nella sezione di cucina. La ragazza è all'internato insieme ad altri ragazzi del progetto per quasi tutto l'anno scolastico. Dorme, mangia, studia a Mpanda. Tuttavia, nel periodo delle vacanze i ragazzi sono costretti a lasciare la scuola per tornare a casa... Chiaramente per Aline la CASA costituisce un vero e proprio problema. Dove mandarla? Fino a questo momento era stata ospite da un monsignore amico di Jerome, il quale, però, per via dell'arrivo di alcuni ospiti dall'Italia, non si è più reso disponibile ad accoglierla in questo periodo di vacanza. Jerome, allora, si è rivolto alle suore con cui collaboriamo (Incuti z'Abakene), le quali, però non hanno ben accolto la nostra iniziativa, perché non dispongono di luoghi per accogliere i ragazzi in difficoltà e hanno già le loro innumerevoli "gatte da pelare". Comunque sia, le suore hanno finito per accogliere la ragazza nella casa destinata alla cooperativa Tuzamurane, con la quale stiamo pensando a un progetto di formazione a partire dal 2010. La casa è priva di materasso, tende, letto, non c'é nulla da mangiare... Oggi io e Jerome andremo ad acquistare tutto il necessario per lei, in modo che possa rimanervi per il periodo delle vacanze (due settimane). Tutto questo, chiaramente, non rientrava nell'idea iniziale del nostro progetto "Istruire è ricostruire", pensato esclusivamente come un sostegno scolastico...

Questo per farvi conoscere solo una delle innumerevoli difficoltà che Jerome incontra ogni giorno durante il suo lavoro, fatto di negoziazioni continue e di casi disperati come quello di Aline. Purtroppo mi sono resa conto che è impossibile pensare di provvedere solo ed esclusivamente alla scuola (e al minerval) per alcuni dei nostri ragazzi. Non possiamo certo pensare di occuparci al cento per cento di tutti i loro bisogni, ma è anche vero che non possiamo sottrarci ad intervenire in casi come questo. Altrimenti credo che il nostro lavoro non serva praticamente a nulla... Su questo punto attendo una risposta da parte dei membri dell'equipe di TK. Insieme è necessario decidere quello che possiamo fare, quanto e come possiamo intervenire, e i limiti (necessari) che possiamo dobbiamo darci. Comunque manderò presto una nuova mail con vari spunti di riflessione, perché ritengo necessario che le decisioni su questa linea d'azione debbano in futuro essere prese solo dopo un confronto fra tutti noi.

Per il momento vi saluto, Jerome è qui con me e vi saluta tutti,

Ilaria

P.S: mi sono dimenticata di informarvi che abbiamo anche effettuato un secondo ordine di oggetti tradizionali presso due ragazze rwandesi: orecchini, scatole e piatti.

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2 luglio 2009

Mwiriwe!
Come state tutti quanti?
Vi scrivo sempre dallo stesso cyber café di Kigali, dove il collegamento internet non è poi così male. Sto bene, il corso di kinyarwanda procede, penso di aver fatto qualche progresso (anche se sono lontana dal capire/parlare davvero). Le mie giornate sono abbastanza regolari. Mi alzo alle sei e mezza, alle otto comincio il corso di lingua che finisce alle dodici e nel pomeriggio fino ad oggi mi sono dedicata all'associazione in compagnia di Jerome. Ad oggi siamo andati a trovare due gruppi dei nostri ragazzi del progetto "Istruire è ricostruire": il gruppo di Rwamagana (che comprende Josiane, Helena, Divine, Chantal, Jeannette, Jeanne d'Arc) e quello di Gitarama, Mpanda (Aline, Godelive, Grace, Frank, Emeli, Calliste).

Il primo gruppo di ragazze, ad eccezione di Josiane, che pare in forma, non mi ha fatto un'ottima impressione. Hanno qualche difficoltà negli studi e le suore che gestiscono la scuola mi sono parse estremamente severe nei loro confronti (in fondo si tratta di ragazze che hanno ripreso a studiare dopo tanti anni di lavoro domestico in casa propria o di altri). I voti non sono alti e anche l'umore non mi è parso al meglio: una di loro, mentre eravamo lì, è scoppiata a piangere perché accusata dalla suora direttrice di inventarsi malattie per sfuggire ai propri doveri. Comunque sia, cercheremo per loro l'anno prossimo un nuovo stabilimento.

Il gruppo di Gitarama, invece, è veramente in forma. Emeli e Godelive sono i primi della loro classe e anche gli altri, comunque, se la cavano niente male. Mi sono parsi sereni e tranquilli, e tra qualche giorno cominceranno le vacanze del secondo trimestre. Stiamo ancora ultimando la raccolta delle pagelle del primo trimestre: mi scuso di questo con gli adottanti, ma si tratta veramente di un lavoro lungo e faticoso. Ogni scuola rilascia le pagelle in date diverse, spesso i ragazzi ne hanno bisogno e non è sempre facilissimo trovare il modo di fare rapidamente delle fotocopie. Le scuole poi sono sparse per tutto il territorio e raggiungerle è complicato. Per esempio, la scuola di Gitarama dista mezz'ora di moto da Gitarama stessa (quindi un'ora di bus da Kigali), e si trova in campagna. Comunque ultimeremo la raccolta delle pagelline entro l'arrivo di Riccarda, in modo che per la fine di agosto i nostri benefattori possano avere qualche notizia.

Lavorando con Jerome mi sono accorta delle difficoltà che il nostro collaboratore incontra quotidianamente. Gli spostamenti, le spese per il telefono, internet, le continue richieste che gli arrivano dalle famiglie e dai ragazzi. Sento veramente il bisogno di fissare una linea di lavoro chiara e definitiva per aiutarlo a destreggiarsi nelle diverse mansioni, oltre che stabilire dei limiti con le famiglie sostenute dal progetto. Una grande necessità è quella di poter disporre di un luogo fisico di riferimento a Kigali, dove i ragazzi possano passare a depositare le pagelle durante le vacanze. Le suore Inshuti z'Abakene non sembrano essere particolarmente disponibili a questo proposito...

Ieri, inoltre, mi sono recata a conoscere la cooperativa di donne che sta producendo gli oggetti da importare. Si trova a Gitarama, in campagna. Si chiama Ubumwe (Unità) ed è formata da una decina di donne, ma il numero varia secondo i periodi. Funziona attraverso un sistema di cassa comune: periodicamente ciascuna donna mette a disposizione dei soldi, che vengono utilizzati per l'acquisto dei materiali. Tutto ciò che viene guadagnato dalla vendita dei prodotti viene reinserito nella cassa, da cui ognuno attinge a turno secondo le proprie esigenze. Il marito di una delle donne si occupa di cercare il mercato. Gli ordini sono pochissimi e molte volte la produzione viene venduta a basso costo presso la COPORWA, l'associazione delle cooperative femminili rwandese che è stata creata dalla moglie del presidente Kagame. Una volta riacquistati, tali prodotti vengono esportati. Ma anche questo sbocco di mercato è estremamente limitato, poiché si tratta di una sorta di mercato d'emergenza che acquista sottocosto.

In questi pochi giorni da che sono arrivata, ho notato un'apertura maggiore di amici e conoscenti rwandesi nei miei confronti. Probabilmente si è creata una maggiore fiducia e le persone si aprono maggiormente (per chi non lo sapesse, in linea di massima, i rwandesi parlano pochissimo e sono estremamente riservati, nulla a che vedere con lo stereotipo dell'africano caciarone). Jerome mi ha parlato spesso del genocidio e della sua esperienza di sopravvissuto, così come anche altre persone che mi è capitato di incontrare. In molti chiedono una mia opinione, o desiderano conoscere l'immagine del loro Paese all'estero. Molte volte mi si è stretto il cuore nel rispondere che ben pochi conoscono la realtà delle guerre africane, cosi' come il Rwanda...

Per il momento vi saluto tutti: spero di riuscire a darvi presto nuove notizie anche dal centro Iramiro e dagli altri ragazzi del progetto "Istruire è ricostruire".

Ilaria

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26 giugno 2009

Muraho incuti zanjyie!
Amakuru ki?

Vi scrivo da un piccolo internet café di Kigali, prima di rientrare a casa. Sono arrivata, il viaggio è andato bene (l'aereo era vuoto e mi sono potuta stendere su quattro sedili e dormire benissimo) e l'accoglienza delle suore Oblate è stata come sempre calorosa. Qui fa molto caldo e c'è poca acqua: ci laviamo con il secchio e l'acqua raccolta nella cisterna. Non sono piu' sistemata nella solita stanza, ma in una doppia, in previsione dell'arrivo della mamma. L'unico vero problema sono gli insetti: ogni sera trovo in stanza un animale diverso, tra ragni, scarafaggi giganti e gechi (ma questi ultimi vanno bene, mangiano le zanzare)...

Ieri ho cominciato il corso di kinyarwanda: l'insegnante è bravissimo, un signore di mezza età, alto alto e secco secco, con un tono bassissimo di voce, ma simpatico e preparato. Abbiamo già fatto presente, passato e futuro dei verbi: questo weekend devo studiare altrimenti non so veramente come farò a ricordarmi tutto!

Ho visto Jerome e le suore Inshuti z'Abakene. Jerome sta bene, vi saluta tutti e ringrazia tutti coloro che hanno risposto al suo messaggio su internet. Ha cambiato casa: ora sta in una stanzetta un po' più grande di quella di prima, vuota tanto quanto quella precedente ma con in più un tavolino su cui espone con orgoglio il mio pc e tutti i quaderni ad anelli con i documenti e le ricevute dei bambini. Le suore stanno abbastanza bene, tranne la superiora che, poveraccia, soffre di una gravissima forma di artrite. Per questo motivo chiedo a ciascuno di voi di farsi prescrivere e acquistare una scatola di Mobic, l'unico medicinale, introvabile in Rwanda, che le consente un po' di sollievo e di dormire la sera. Abbiamo fatto un primo incontro informale con le suore e Jerome: tutti abbiamo constatato la necessità di fare varie riunioni per stabilire una linea d'azione condivisa. Oggi ho accompagnato Jerome a pagare il minerval per i ragazzi (secondo trimestre): il lavoro è difficile perché ciascun ragazzo ha esigenze diverse e le famiglie avanzano richieste e motivazioni differenti. Proprio per questo è necessario fissare delle regole d'azione comuni e valide una volta per tutte.

Ho inoltre saputo che la vacca del centro Iramiro dà un sacco di latte e che ha partorito due piccolini. I campi intorno al centro sono abbondantemente coltivati e le suore riescono a vendere ciò che non è consumato dai bambini in un piccolo chiosco vicino al centro. Tutto il denaro guadagnato è utilizzato nei medicinali e nel pagamento di Juventine, l'animatrice sociale che lavora con loro. Jamardine, l'infermiera, ha lasciato perchè le suore non riuscivano a pagarla con regolarita'.

Per il momento vi abbraccio, cari saluti a tutti

Ilaria

Last Updated on Tuesday, 20 October 2009 00:19  

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